Tema copiato della prof

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Nei giorni della neve non ho nessuna voglia di scrivere e di studiare, sono tornata indietro in un’epoca che non conoscevo se non dai racconti di che dice “ai miei tempi”.  Penso che sia più facile copiare un bel tema, tanto da non impiegare che dieci minuti, per poi tornare nella mia bella bolla bianca. Su internet ne trovo uno, il primo della lista. Copio incollo e invio. Stop, finito.
Poi gli occhi mi scorrono su quelle parole sterili, piano piano leggo e le parole prendono forma e densità e con questo freddo non riescono a sciogliersi anche se sono incorporee e virtuali.

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Secondo una definizione scientifica la neve non è altro che “una precipitazione di acqua ghiacciata cristallina”. Ma la scienza talvolta non è in grado di comprendere la magia della vita.
Balle! O meglio, in un tema dovrei scrivere “frottole”… la scienza ti parla di miracoli e te li mostra con una chiarezza e semplicità che ti lascia senza parole. “Precipitazione di acqua ghiacciata cristallina”, io la sento questa parola, “cristallina”… me la sento nell’aria fredda che entra nel naso, fredda in un modo diverso dal solito, sulle mani che reggono il guinzaglio del cane che tira per rotolarsi nella neve.

A me la neve, per esempio, porta allegria. Questa nevicata natalizia mi ha sorpreso favorevolmente. Mi sono svegliato, e, scorgendo dalla finestra il paesaggio imbiancato, ho sorriso.
Dentro la mia bella bolla bianca penso a quanto sia banale dire che la neve porti allegria. Porta uno strano senso di attesa: vai da una finestra ad un altra e guardi, stai lí ore intere a guardare. C’è un legame stretto tra neve e attesa.

Penso che sul Presepe la neve c’è sempre anche se è improbabile che ci sia stata davvero. La sera della nevicata c’era mio figlio e la sua giovane moglie a casa. Lei guarda la neve e dice: dormiamo qui. Io sento un bel calduccio dentro, con tutta la famiglia raccolta, tutto sotto controllo fino a domani, al sicuro qua dentro mentre fuori si poggia la neve. Ecco, la neve ha uno strano modo di poggiarsi cade lenta, quasi non rispetta la legge di gravità. Le gocce di pioggia non le segui nell’aria, le vedi solo quando toccano terra. I fiocchi di neve ti catturano con le loro lente traiettorie. Sarebbe bello preparare un letto in più e tenerli qui…ma bisogna essere concreti e li mando via nella notte, aspetto che mi chiamino per dirmi che sono al sicuro nella loro tana.

È vero, la neve causa dei disagi. Le automobili faticano ad avanzare, il traffico diventa pericoloso e caotico, c’è sempre il rischio che qualche macchina sbandi, urti un altro veicolo, esca di strada. I marciapiedi possono coprirsi di ghiaccio e rendere instabile l’equilibrio dei passanti, le persone devono fare acrobazie per tenersi in piedi. Qualcuno può scivolare e cadere a terra rovinosamente, è successo. E riportare ferite, fratture, contusioni anche gravi. Ci vuole molta abilità e un corpo agile per camminare sulla neve, soprattutto quando la neve rende l’asfalto lucido o copre i marciapiedi di una lastra di ghiaccio. Una nevicata copiosa può affollare in poche ore la sala d’aspetto del Pronto Soccorso dell’ospedale. Ma è uno dei pochi, temibili inconvenienti della neve. In parte prevenibile con i mezzi spargisale e con un’organizzazione efficiente dei servizi deputati all’incolumità dei cittadini.
Mentre vado al supermercato penso che la neve ti riporta alla centralità dei bisogni primari: mangiare, riscaldarsi, spalare. Nel supermercato aperto c’è la corsa alle provviste, è aperto solo da due ore ed è già saccheggiato. Sorrido dentro di me e mi ritrovo nel mezzo di una specie di simulazione, di gioco di ruolo: sopravvivere al disastro! La città bombardata, i crolli di un terremoto, la fame. Sorrido dentro di me, anche con 4 giorni senza luce, è un bel gioco di ruolo.

Tre sole persone tengono aperto il negozio, quelle che abitano vicino… C’è chi protesta. Perché manca qualcosa, perché la fila è troppo lunga, perché nevica governo ladro. Due ore di fila alla cassa guardo la gente, poi preparo uno zaino e me ne vado a piedi a portare ” le provviste” a mio padre. Una moderna Cappuccetto rosso con il lupo al guinzaglio. E mia figlia a piedi scappa dall’altra parte della città dalla sua amica, perché certe cose hanno senso se si condividono. E la mia collega-amica mi viene a trovare con la scusa della tecnologia, per lo stesso motivo.
Le strade sono piene di gente con le buste in mano, di macchine ne passano poche. Le voci rimbalzano strane sulla neve, sono richiami.

C’è tanta gente per strada che mi ricorda l’austerity degli anni settanta. Potrei scrivere un libro su quel tempo strano. È magico nei miei ricordi, perché è svuotato da quelli dolorosi e mi resta la sensazione di fiato corto quando andavo in bicicletta per le strade in salita, le camminate di gruppo per andare a trovare gli amici di famiglia la domenica pomeriggio, le ricerche a scuola, le prime ricerche sull’inquinamento, la guerra del petrolio e la guerra di piombo sembrava nascosta da questo vivere l’austerity in piazza.
La bolla bianca ci avvolge per giorni prima che gli spazzaneve comincino a far riapparire le strade fangose. E le macchine. E i camion per la raccolta dei rifiuti lenti raccolgono i cumuli innevati di immondizia e sottolineano la nostra incapacità di adattamento. Camion dell’immondizia indispensabili come le ambulanze. Le macchine lente dietro, suonano e protestano, ma la strada è troppo stretta per superare, i cumuli di neve ai bordi sono muri invalicabili e questa strana processione lenta e stupidamente strombazzante si snoda per la strada. Gli uomini dell’immondizia sorridono, gli automobilisti dimenticano presto la neve.
Mangiare, scaldarsi, spalare, che tempo farà domani?
Mangiare, scaldarsi, spalare.

Anche per i clochard la neve (ma soprattutto il gelo) rappresenta un problema, rende più difficile una vita già dura. Ma costituisce anche un’occasione per mettere alla prova la nostra generosità, la nostra solidarietà verso chi soffre e ha dei problemi, il nostro senso civico.
È arrivato l’esercito per spalare le strade principali. Sono ragazzi col nome scritto sulla targhetta sul petto, pala alla mano, scherzano e spalano. Li fanno vedere in tv. Li guardo e penso che dovrebbe essere questa la vera missione di un esercito: spalare. (lo so, non vale, sono pacifista!) Poi scopro (non si finisce mai di imparare) che i Comuni pagheranno questi interventi…strano il suono della parola pagare, sembra incomprensibile. Pagare per un servizio già pagato…pagare…pagare.
Mia figlia va a spalare con la Protezione civile, passa la notte con gli ‘sfollati’ delle case distrutte: zaino, sacco a pelo e parte. Così è andata in Croazia, all’Aquila per il terremoto, in Africa, a Frosinone. La considero una specie di ambasciatrice della famiglia, la lascio andare e l’accompagno col pensiero. C’è un filo che mi lega, che me la fa assomigliare. Le invidio l’energia, l’instancabilità che erano mie e che ora invece…
La notte nel rifugio degli sfollati è strana. Mio marito (e ora forse un po’ di piú) è in ansia, la chiama al telefono tante volte. E scopriamo il caso che la porta a fare “la guardia” anche al vecchio tossico curvo e bianco che da giovane provava a disintossicarsi nello studio di mio marito, gli portava un fiore, gli chiedeva aiuto e gli rubava le ricette. Il cerchio.

Per il resto, per noi abitanti le zone temperate del pianeta che alle abbondanti nevicate non siamo abituati, la neve rende il paesaggio di una bellezza folgorante. I giochi di luce che fa il sole o, di sera, i lampioni e i fari delle auto, sulla neve, sono meravigliosi.
A me la neve rilassa, dà tranquillità. Mi infonde gioia osservare la natura intorno, il cielo grigio, gli alberi spogli coi rami innevati, i cespugli imbiancati che si piegano per il dolce peso, le case decorate come nelle cartoline natalizie.
La neve apparentemente così leggera pesa. Il suo peso è direttamente proporzionale alle nostre debolezze. La neve copre le brutture della città ( come sembra bello il paesaggio!) e scava e porta alla luce le nostre inadempienze. Le costruzioni mal fatte crollano, le piante mal curate vengono drasticamente potate. I danni della natura sono proporzionali agli errori degli uomini è sempre così anche se di solito celo scordiamo e preferiamo pensare ad una natura matrigna e crudele. Elenchiamo i crolli, guardiamo sgomenti le NOSTRE macerie e poi ce ne scordiamo e ricominciamo daccapo.

Camminare sulla neve mi piace, sentirla scricchiolare sotto le scarpe, osservare le mie impronte, avvertire l’atmosfera ovattata intorno. Mi sembra di non essere più un banale pedone, ma uno che pratica lo sci di fondo.  E anche quando una nevicata intensa, prossima alla bufera, mi sorprende per strada e la neve cade fitta, si deposita sugli abiti, si ferma sulle sopracciglia, si accumula in strati sempre più spessi sul terreno, e il vento la fa mulinare graffiandomi la faccia, sono più felice che spaventato. Dopo una nevicata, a casa, mi ricordo sempre di sbriciolare un pezzo di pane per i passerotti, fermandomi  ad osservarli dalla finestra mentre si precipitano, un po’ timidi, ma festosi, verso il sospirato pasto. E il cuore mi si riempie di gioia.

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Camminare sulla neve fresca è difficile. Le gambe affondano e dopo un po’ hai il fiatone e sei tutto sudato. L’aria fredda contrasta col calore. Si cammina con un’andatura lenta. Anche il cane nuota nella neve fresca che gli arriva al garrese. Poi, dopo qualche giorno la neve diventa compatta e si galleggia.


Che bella la neve! Basta guardare i bambini e i ragazzi che si divertono a lanciarsi le palle di neve o che si si costruiscono i loro buffi pupazzi .
E gli adulti, presi da una strana concitazione, che spalano alacri la neve da viali, porte e portoni, formando dei cumuli ai bordi della strada, mi sembrano anche loro di buonumore, più aperti e socievoli, più disponibili ad intavolare conversazioni improvvisate con vicini e passanti, sull’abbondanza della nevicata, sul tempo, sulle stagioni che non sono più quelle di una volta. E intanto rompono la consueta corazza di solitudine e diffidenza e riscoprono il piacere di parlare, di ridere e di stare insieme.

Le giornate passano lente scandite dai pasti: che mangiamo? Stasera siamo tutti a cena qui a casa mia, ieri da Lella, l’altra sera da Pina e prima da Claudia. Spalare e mangiare. Mentre impasto una dose enorme di pizza gli altri stanno liberando il passaggio per uscire dai due cancelli. Si scavalcano intrecci di rami, si cammina all’altezza dei finestrini delle auto. Le siepi hanno creato dei tunnel. Il mio cane, naso a terra si tuffa alla ricerca di una traccia. Io non posso seguirlo, sono troppo grossa.

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Mentre impasto e la pasta lievita lenta, scrivo le mie impressioni sui blog dei ragazzi. (https://alberomaestro.wordpress.com/2012/02/05/neve-e-altro/ ; http://eroidiade.blogspot.com/2012/02/fiabe-innevate.html ; http://eroidiade.blogspot.com/2012/02/la-neve-nelliliade.html ; http://eroidiade.blogspot.com/2012/02/orazio-e-la-neve.html ; http://eroidiade.blogspot.com/2012/02/chi-e-la-divinita-della-neve.html  )Cerco su youtube la nevicata di Rimini di Fellini, perché la neve per me ha sempre quel sapore. Mi chiedo se loro percepiscano, cosi come succede con i miei figli, che sono la mia macchina del tempo. Mi fanno correre avanti e indietro e rivivere attraverso loro tante volte il mio passato.

Cerco le mie vecchie foto di bambina con la neve.Immagine

Neve, pupazzo e zia. Me lo ricordo benissimo quel pupazzo. Neve, zucchero e limone. E me lo sento in bocca il sapore della neve. Neve, terrazzo e mio padre che spala perché non faccia troppo freddo. Neve e prime foto a colori. Neve dell’85 quando ero appena sposata con la casa piena di amici, ospiti e il cancello bloccato da scavalcare e e far giocare con lo slittino i figli degli amici, e andare a piedi al mulino per la polenta. Neve di Pasqua col pupazzo con gli ovest ti e bambini che si rotolano come cuccioli impazziti. Potrei scrivere la mia autobiografia della neve. Non lo faccio per pudore ma sfido i miei giovani alunni a provarsi, a lasciar entrare dentro di loro la bolla bianca. Intanto la pasta lievita lenta e …bianca.

Da noi purtroppo la neve è un fenomeno atmosferico passeggero. Talvolta mi capita di invidiare gli abitanti della Groenlandia, che con la neve hanno dimestichezza e che conoscono tanti modi diversi per denominarla. Da noi poi, invece, la pioggia e il sole tolgono in fretta al paesaggio il suo bel manto bianco. Dopo pochi giorni riprende il solito trantran quotidiano. E si ritorna a scuola.

Gli ultimi giorni di vacanza sono dedicati alle sfide con i miei alunni, leggo, guardo e devo ringraziare tanti che hanno provato e deciso di mettersi in gioco. Devo ringraziare Giorgio per la sua ricerca e per aver provato IMovie, Caterina e i suoi ricordi d’infanzia, Matteo e le chiacchiere con la mamma e la nonna, Elisa e i suoi commenti, Ludovica e Francesca, Giorgia e Giulia che hanno lavorato insieme, Maria Chiara e il suo personaggio nevoso, Michela e il suo racconto per voce e immagini, Lorenzo che ha imparato il circuito elettrico, Ludovica e il suo album di carta, Chiara e il suo pezzetto di film, Angelo che ha cercato altre storie e poi tutti quelli che hanno voluto, anche in modo semplice, condividere una foto, un gioco e un’emozione. Poi la lezione sul tema copiato. E poi, in ultimo siamo usciti tutti dalla bolla bianca e sono rimaste le macerie.

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  1. Ciao Antprof! Bello questo tema che era “copiato” e poi è diventato una cosa completamente diversa, tua.
    Anche io sono una prof e faccio fatica a far capire ai miei studenti che se copiano dalla rete ci metto esattamente cinque secondi a trovare la fonte e a copiarla in un angolino del “loro” elaborato.
    Pensare che li invidio così tanto.
    Quando avevo la loro età si andava a copiare pagine e pagine di ricerche nella biblioteca di paese.
    Non che non fosse bello: c’era un silenzio che a casa mia era impossibile e adoravo il profumo dei libri (anche adesso).
    Se copiano dalla rete, è come se salissero su di una bicicletta (con tutto il rispetto per le biciclette). Ma tuffarsi nella rete e usare il computer con tutti i suoi programmi è come avere la moto di Valentino Rossi. Lascereste voi la moto di Valentino Rossi nel garage??

  2. io dico sempre che se avessi avuto la rete “ai miei tempi”, con la voglia di provare, sperimentare, raccontare e comunicare, forse la mia vita sarebbe stata diversa, …sono contenta di avere la moto almeno da vecchietta 😉

  3. questo è uno dei copiaincolla rifatto:
    Secondo una definizione scientifica la neve non è altro che “una precipitazione di acqua ghiacciata cristallina”. La scienza però da solo una definizione superficiale. Leggendo questa descrizione, potrei immaginare la neve come enormi palle ghiacciate che cadono su una città. La neve è più di questo: la neve è in un certo senso, felicità.
    Felicità, si, come credo alla maggior parte delle persone. Questa nevicata mi ha sorpreso abbastanza: se ne è parlato per settimane, quindi in un certo senso, ero preparata. Ma ho sempre pensato che neanche questa volta ci sarebbe stata una nevicata come quelle di cui si è parlato negli ultimi tempi.
    Oltre alla felicità però, la neve può portare disagi. Le automobili faticano ad avanzare, il traffico diventa pericoloso e caotico, c’è sempre il rischio che qualche macchina sbandi, urti un altro veicolo, esca di strada. I marciapiedi possono coprirsi di ghiaccio e rendere instabile l’equilibrio dei passanti, le persone devono fare acrobazie per tenersi in piedi. Qualcuno può scivolare e cadere a terra rovinosamente, è successo. E riportare ferite, fratture, contusioni anche gravi. Ci vuole molta abilità e un corpo agile per camminare sulla neve, soprattutto quando la neve rende l’asfalto lucido o copre i marciapiedi di una lastra di ghiaccio. Per non parlare poi di tutte quelle persone che sono rimaste senza energia elettrica e acqua per giorni, o delle persone malate e bisognose di assistenza che hanno avuto grosse difficoltà in tal senso. Ho osservato mio padre che si è recato in clinica a piedi per cinque giorni per assistere i suoi pazienti e alle enormi difficoltà logistiche che ha dovuto affrontare per garantire loro di potersi sottoporre alla dialisi a causa dei trasporti in tilt. Sono anche dispiaciuta per coloro che hanno subito seri danni alle loro imprese commerciali a causa dei crolli dovuti al peso delle nevicate. Una nevicata copiosa può inoltre affollare in poche ore la sala d’aspetto del Pronto Soccorso dell’ospedale. Ma è uno dei pochi, temibili inconvenienti della neve. In parte prevenibile con i mezzi spargisale e con un’organizzazione efficiente dei servizi dei cittadini, non presenti nella mia città.
    Anche per i senzatetto la neve (ma soprattutto il gelo) rappresenta un problema, rende più difficile una vita già dura. Ma costituisce anche un’occasione per mettere alla prova la nostra generosità, la nostra solidarietà verso chi soffre e ha dei problemi, il nostro senso civico.
    Per il resto, per noi abitanti le zone temperate del pianeta che alle abbondanti nevicate non siamo abituati, la neve rende il paesaggio di una bellezza folgorante.
    Il giorno della nevicata, vedere tutta quella neve mi ha fatto, in un certo senso, tornare bambina. Sono stata per buona un’ora a guardare i fiocchi che scendevano, insieme a mia sorella,mentre a bocca aperta osservavo quello splendido fenomeno che lentamente imbiancava il paesaggio. Anche il vedere le altre persone precipitarsi alla finestra ad ammirare la nevicata mi ha riempito di gioia. Vedevo i sorrisi, le urla e l’emozione di ognuno di loro.Il vialetto davanti casa era completamente bianco. Tutto ciò che vedevo sembrava ricoperto di un soffice strato di ovatta. Quella notte ho voluto tenere le tapparelle alzate: volevo addormentarmi guardando la neve che scendeva sempre più forte.
    Il cuore mi si riempie di gioia quando vedo bambini che corrono e fanno pupazzi. E gli adulti mi sembrano anche loro di buonumore, più aperti e socievoli, più disponibili ad intavolare conversazioni improvvisate con vicini e passanti, sull’abbondanza della nevicata, sul tempo, sulle stagioni che non sono più quelle di una volta. E intanto rompono la consueta corazza di solitudine e diffidenza e riscoprono il piacere di parlare, di ridere e di stare insieme.
    Da noi per fortuna la neve è un fenomeno atmosferico passeggero. Non riesco in nessun modo a invidiare gli abitanti della Groenlandia, che con la neve hanno dimestichezza e che conoscono tanti modi diversi per denominarla. Preferisco il clima della mia zona, con nevicate rarissime poichè non sono fatta per la neve, preferisco le giornate calde e soleggiate. Per quanto mi riguarda, Stare per due settimane in casa mi ha permesso di riposarmi. Ma al tempo stesso speravo di poter tornare a scuola il prima possibile: stare a casa ad annoiarmi e a fare i compiti, senza vedere i propri compagni non è proprio il massimo!

  4. questo è un altro tentativo (un pezzo):

    È vero, la neve causa dei disagi, ma la adoro. Le automobili faticano ad avanzare, il traffico diventa pericoloso, c’è sempre il rischio che qualche macchina sbandi, urti un altro veicolo o esca di strada. I marciapiedi si coprono di ghiaccio rendendo impossibile l’accesso alle persone. Qualcuno può cadere, come mi è successo mille volte… e per colpa di queste cadute mi si sono insaccate la dite tante di quelle volte che ormai ho perso il conto; ho “riportato” molte ferite ma soprattutto molti lividi. Secondo me ci vuole una certa abilità per camminare sulla neve poiché si rischia di cadere o di indolenzirsi tutti i muscoli e magari come mi è successo ogni volta che uscivo di casa di farsi far entrare la neve dentro gli scarponi, e quella è una cosa che non sopportavo! Perché ogni istante mi congelavo i piedi. Un’altra cosa molto irritante quando nevica è che le persone rimangono intrappolate nelle proprie case restando senza cibo, acqua e riscaldamenti e che, le persone devono lavorare il doppio o addirittura il triplo del solito. A parte tutte queste negative con la neve mi sono divertita tantissimo! ho giocando tantissimo con le mie amiche. Quando ha iniziato a nevicare il mio cuore si è riempito di gioia, mi sono affacciata alla finestra e poi… subito fuori a giocare.
    La neve è così bella che diverte grandi e piccini! Basta guardare i bambini e i ragazzi che si divertono a lanciarsi le palle di neve o che si costruiscono i loro pupazzi che subito viene la voglia di giocare.

  5. altro esempio di rielaborazione:

    Nel mese di febbraio anche la Ciociaria, è stata sommersa dalla neve.
    Questa nevicata mi ha sorpreso, perché non immaginavo di poterne vedere così tanta, anche dai vetri dalla finestra della mia casa. Erano appena le otto di sera di quel giovedì 2 febbraio, quando fiocco dopo fiocco si accumulava su ogni cosa, sembrava vedere un paesaggio di altri tempi, credevo quasi di vivere una favola, immaginavo a quante cose avrei potuto fare con la neve; ma insieme alla gioia iniziava anche ansia e disperazione. La mattina appena svegliata, già era possibile vedere i primi disagi.
    Le automobili faticavano ad avanzare, il traffico diventava pericoloso, e c’era sempre il rischio che qualche macchina sbandasse a causa del ghiaccio. Quelle dei miei genitori erano addirittura rimaste sotto il gazebo impossibilitate ad essere rimosse e i cancelli di casa erano bloccati dalla troppa neve, che raggiungeva quasi settanta centimetri.
    Io e mia sorella siamo uscite in giardino a giocare a palle di neve e abbiamo fatto addirittura un bel pupazzo, mentre vedevamo la mamma e il papà che con grande sacrificio e fatica cercavano di spalare la neve sul viale di casa, per cercare di uscire almeno a piedi. La cosa che mi ha colpito particolarmente è stata la grande solidarietà tra tutti i vicini, ognuno ha cercato di aiutarsi reciprocamente, sia con parole che fisicamente. Ho potuto constatare come la neve sia stata un’occasione per mettere alla prova la nostra generosità, verso chi soffre e ha dei problemi.
    A me la neve rilassa, dà tranquillità, infatti si vedeva e si percepiva una pace assoluta, ogni cosa si era fermata, la frenesia della gente, le corse esagerate per prendere ed arrivare chissà dove, sembravano aver lasciato il posto al cinguettio degli uccelli e al soffice cadere di una neve che vedevi ma non sentivi; sembrava che tutti avessero raggiunto la pace dei sensi, dove il solo guardare la natura infondeva gioia. Il cielo grigio, gli alberi spogli coi rami innevati, i cespugli imbiancati che si piegavano per il dolce peso, le case decorate come nelle cartoline natalizie, rendevano la Ciociaria un caratteristico paesino di montagna.
    Da noi purtroppo la neve è un fenomeno atmosferico raro, per cui non siamo abituati e pronti a gestirlo in modo adeguato, per cui alla gioia che essa avrebbe potuto dare, legata solo in quei tipici momenti della settimana bianca o delle sciate domenicali, si è tramutata in un incubo e in una catastrofe naturale, durata quindici giorni di puro isolamento,anche se con momenti di gioia, di noia e di sofferenza dove stranamente anche la scuola ci è mancata. Siamo tornati tutti alla vita quotidiana, con gli stessi ritmi frenetici di sempre, dove ripercorrendo quelle strade ancora è possibile vedere i danni che la neve ha arrecato e dove tutti ancora increduli, ci chiediamo “ma come siamo riusciti a venirne fuori”?

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