La storia nel selfie

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Meet no neet, il Liceo di Ceccano fra le prime 10 scuole in Italia

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Bravi

Il Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano

gruppo II BFieri della propria impronta digitale, il filmato degli allievi della II B del Liceo di Ceccano è stato inserito fra i dieci selezionati in Italia nel concorso Meet no neet della Fondazione Mondo Digitale. Il filmato racconta la storia di una ragazza che riacquista la motivcazione per lo studio grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie, imparando a presentare a tutti gli aspetti migliori della propria esistenza, una specie di port folio elettronico che evidenzi che cosa sappiamo fare. Ciascuno di noi lascia un’impronta digitale, un  segno indelebile che riporta tutto quello che noi facciamo nel momento in cui entriamo in contatto con il mondo digitale. Ogni volta che ci colleghiamo ad internet, che utilizziamo il nostro smartphone, che cerchiamo qualcosa… tutto rimane scritto: è la nostra impronta. Chiunque voglia sapere qualcosa di noi, oggi, fa il googling, e il motore di ricerca, implacabilmente riporta tutto di noi. E questo…

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Scrivere a scuola

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Scrivere a scuola

io sono così…

Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

di Antonietta Casano

Leggo su Pagina99 we (ribadito anche in questo articolo) di qualche settimana fa una verità così ovvia che mi sorprende. L’articolo sulle scuole di scrittura creativa inizia con l’osservazione che, se per altre “professionalità” artistiche è richiesta o addirittura indispensabile una scuola (conservatorio, accademia…), lo stesso non vale in ugual misura per la scrittura. La scrittura è un dono di “natura”. La scuola lo sa bene.

escher_scrittura

Luisa Carrada, nel suo stimolante blog ha scritto recentemente un post a proposito dell’immagine della scrittura di Esher:

dalla bidimensionalità della carta il tratto sottile prende vita, diventa volume, si copre di ombre e viene verso di noi: le mani che disegnano, nella loro semplicità, ti attirano come un mistero e ti avvolgono come una ghirlanda.
A me, sono sembrate l’emblema delle nostre scritture contemporanee: non c’è più solo la carta, non c’è più solo il digitale, né solo…

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Il digitale come iniezione di vitalità per la scuola

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Il digitale come iniezione di vitalità per la scuola

Interessante e come sempre condivisibile

Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

di Roberto Maragliano

Il digitale può resuscitare il corpo morto della scuola? Penso di sì, e in questo, solo in questo sono ottimista. Lo penso perché vedo, constato, verifico ogni momento che il digitale e la rete stanno rivitalizzando l’apprendimento, sottraendolo al dominio dell’insegnamento e costringendo questo, se vuole essere ancora nel gioco, a cambiare forma. Ma pensare l’aspetto materiale non basta. Occorre vedere cosa il digitale porta con sé sul piano della qualità del sapere e della natura della didattica. Ne ho parlato, fuori dai denti, al seminario #digitaleascuola: come e perché che si è tenuto ad Andria lo scorso 18 giugno. E se n’è discusso con Francesco Leonetti, che ha promosso l’iniziativa, Gino Roncaglia e Salvatore Giuliano. Qui trovate tutti i video del seminario. Qui sotto quello del mio intervento.

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Esami 2014 lettera agli alunni

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argomenti_esame

Ogni anno gli esami mi lasciano l’amaro in bocca di solito discuto con i miei colleghi, discussioni serie che toccano l’essenza profonda della valutazione.

Quest’anno la delusione più forte l’ho vissuta per voi ragazzi (la maggior parte, non tutti ovviamente) forse perché pensavo, mi ero illusa di essermi fatta capire, di aver dato la giusta chiave di lettura.
Scrivo questa mail proprio perché ritengo che quello che queste riflessioni nascondono non sia un semplice discorso da prof ma riguarda qualcosa di più profondo.
La delusione è sempre la stessa: tesina o percorso o argomento a piacere. Mi avevate chiesto cosa portare all’esame e io ho sempre risposto “voi stessi con le vostre passioni e quello che abbiamo fatto”. Portate il vostro book o portfolio delle cose, delle idee e scegliete cosa è meglio mostrare.
Risposta: la guerra, Ungaretti, nazioni Stati Uniti e Giappone perchè “si attaccano”. Qualcuno mi porta il pessimismo cosmico di Leopardi di cui abbiamo letto solo l’Infinito parlando di confini, limiti, immaginazione e libertà; qualcuno mi parla di Foscolo e lo aggancia al Romanticismo, quando la poesia A Zacinto ha accompagnato il viaggio/esilio dei moderni esuli africani e lei, l’alunna in questione manco se lo ricorda. Mi portano Manzoni che si attacca bene e io non l’ho neanche nominato.
La tesina è comoda: possono partecipare amici e parenti, che ti aiutano a collegare, ti ascoltano ripetere e di conseguenza il bell’esame è quello nel quale ripeti la lezioncina imparata a memoria in modo fluido, anche in lingua.
Io ho lavorato sulla scuola, su cosa vuol dire imparare, ho fatto leggere le notizie, riletto il libro di geografia seguendo il filo della cronaca difficile del nostro tempo e invece c’è chi attacca la Germania, (ovvio con la 2 Guerra mondiale) e chi non ricorda neanche la sua meta dei viaggi ideali nel mondo; non una parola sull’amore, sulle poesie riscritte e personalizzate; niente di diverso da Ungaretti; tutti con questa passione maledetta per la vita dell’autore e le date precise giorno mese anno di quando, di che cosa… ???.
Perché questo scollamento tra la ricchezza della vita quotidiana di uno, due, tre anni di scuola, tra i lavori veri, il blog, i video, le letture, i film che ci hanno fatto vivere sognare progettare e la banalità dell’agganciare?
Questo modello di scuola vecchia e nozionistica fagocita il mio entusiasmo, e mi rende triste, troppo.
Cercate di non farlo mai più e rifiutate la banalità e le scorciatoie.
La prof